Lo stato di salute dell’economia italiana dal punto di viste delle famiglie

Pil in crescita dell’1,5 per cento, 22,9 milioni di occupati, consumi oltre mille miliardi e 800mila case vendute. Si presentava così l’Italia nel 2007 alla vigilia di una crisi che dal sistema finanziario ha contagiato l’economia reale. La caduta è stata pesante e dopo l’anno nero del 2013 lo stato di salute del paese ha iniziato lentamente a migliorare, ma le tracce del malessere si intravedono ancora oggi. Dieci anni dopo a che punto siamo nel percorso di risalita?
Il Sole 24 Ore ha messo sotto la lente 16 indicatori con il fermo immagine al 2016 per misurare la distanza dall’anno “zero”. Proprio la settimana scorsa la Commissione europea ha alzato le stime sul Pil: rispetto allo 0,9% previsto a marzo il nostro paese crescerà secondo Bruxelles dell’1,5%, lo stesso ritmo di dieci anni fa, dopo l’1% del 2016.
È presto però per cedere a facili trionfalismi, perché siamo il fanalino di coda nella Ue, lo stesso esecutivo comunitario si aspetta una frenata per il 2018, il ritmo di recupero non è stato per tutti lo stesso e presenta numerose sfaccettature.
Velocità diverse di risalita
Timidi sprazzi di luce si intravedono sul mercato del lavoro. Gli occupati, che già lo scorso anno erano a un soffio dalla meta, sono tornati ai livelli precrisi nel corso del 2017, dopo il calo consistente che ha portato nel 2013 alla perdita di 900mila posti rispetto ai 23 milioni del 2008. Il recupero ha riguardato però solo i lavoratori “maturi”, mentre tra i giovani gli occupati sono diminuiti del 33,7% in dieci anni nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni e del 27,4% in quella tra i 25 e i 34 anni.
Restano distanti dal traguardo le compravendite di case e le immatricolazioni di auto. Continuano poi ad arrancare tutte le voci legate ai consumi, da quelli totali ai beni durevoli, passando per alimentari, vestiti e calzature, senza contare che Pil pro capite e reddito disponibile sono ben lontani dai livelli del 2007 .

Fonte: il sole 24 ore

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